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Chimica: cosa vuol dire?
Può essere interessante risalire all'etimologia della parola "chimica" ed ai suoi significati intrinseci. Dobbiamo partire da molto tempo fa: dagli antichi Egizi. Questi chiamavano il loro paese "Khemi", parola che, nella loro lingua, significava "terra nera" per indicare il benefico limo trasportato dalle piene del Nilo, che dava loro la possibilità di coltivare, sostentarsi ed ottenere vita dal deserto.
In effetti, fino all'invasione dei Persiani di Cambise II, nel 525 a.C., gli egiziani non conoscevano la moneta e tutta la loro economia si basava sullo scambio di prodotti dell'agricoltura. (1)

Il nome "Egitto" è stato creato proprio da Assiri e Persiani che chiamavano questo paese "Tempio del Dio della conoscenza" (Het-Ke-Ptah), nome che poi è mutato, nella fonetica greca e poi romana, nell'attuale "Egitto".
Per gli egiziani del tempo però, il nome della loro terra rimaneva "Khemi" e gli arabi musulmani che presero possesso del paese dopo il disfacimento dell'Impero Romano, assunsero questo nome come simbolo di cultura e conoscenza, che, preceduto dall'articolo arabo "al", divenne "Al-Khemi".
Con la successiva invasione della Spagna dei Mori comandati da El-Tarik (Gibilterra = Gebel-el-Tarik, montagna di Tarik), questo nome giunse in Europa a caratterizzare la ricerca, diventando Alchimia.
Non per nulla il mitico fondatore delle pratiche alchemiche, Ermete Trismegisto, viene identificato con la figura di Imhotep, gran vizir, farmacista, medico, ricercatore ed architetto, costruttore della prima piramide a gradoni per il Faraone Djoser e che venne poi deificato. Successivamente, il nome "Alchimia" si tramutò in "Chimica".
Perciò, in definitiva, il concetto di "Chimica" è in stretta relazione ed in diretta discendenza da quello di "Khemi", portatore di vita e di benessere (e qui l'attinenza con la "pietra filosofale" degli alchimisti che tramuta il piombo in oro - cioè il deserto nella vita - è evidente).
Ovviamente, anche in questo caso, ogni conoscenza deve essere utilizzata in modo corretto e responsabile.
 
Ed è proprio questo quello che la ICAP-SIRA si sforza di fare e che costituisce il principale obbiettivo delle sue ricerche.

(1) Anche le tasse venivano quindi pagate in granaglie, ammassate dal Faraone e dai sacerdoti in grandi depositi. Il problema era perciò la difesa di questi dai topi. Ecco perché i gatti (vedi Dea Bast) erano sacri: i guardiani del tesoro reale! Di questo approfittò Cambise che, nella battaglia di Pelusio, mise in braccio dei gatti ai suoi soldati Così, per non rischiare di ferire i gatti, l'esercito egiziano si dissolse e fu l'invasione persiana. (Erodoto).
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